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    L’anno zero dell’aviazione italiana

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    Messaggio Da Admin

    L’aviazione civile italiana sta toccando il fondo con ormai solo due vettori charter (Neos e Luke/BP) più una plurifallita (Alitalia). Siamo talmente caduti in basso che peggio di così non può andare?

    Vediamo cosa non ha funzionato finora.

    LA FUGA DEGLI STRANIERI

    Chiunque abbia voluto cercare di investire in Italia e’ scappato:
    British Airways
    KLM
    Airfrance/KLM
    Lufthansa
    Etihad
    Qatar Airways

    Qualcuno dice che non si sono adeguati al “sistema” italiano, errato siamo noi che dobbiamo adeguarci agli altri dato che non contiamo nulla in aviation.
    Game over per l’Italia nel settore aviation in mano a molti provinciali, mafiosi ed incompetenti.

    IL FALLIMENTO ITALIANO

    Ormai il ruolo principale delle compagnie aeree in Italia è socio-assistenziale.
    Di Alitalia ci si preoccupa solo dei lavoratori e delle rotte nazionali, che sono comunque economicamente svantaggiose. A questo si sono aggiunti proprietari che in cambio del “favore” occupazionale hanno spolpato la compagnia di ogni cosa che funzionasse bene o si sono rifatti, a volte con gli interessi, dei soldi buttati nel pozzo infinito delle perdite.
    Questo perché fuori dall’Italia nessuno si può far carico di un’impresa nazionale che non funziona e che non si vuole far funzionare.
    AirItaly viene da una storia simile ma più in piccolo, invece di migliaia di lavoratori concentrati a Roma, parliamo di qualche centinaio a Olbia dove il traffico è concentrato su 4 mesi l’anno, ma le dinamiche sono le stesse. Non si pensa a far business, ma a mantenere i lavoratori.
    Anni fa, senza vincoli di bilancio e senza le regole EU si poteva anche fare assistenzialismo, ora non più.
    Quello che è successo in Germania l’ha raccontato Eberhart qualche settimana fa alla Camera, in UK British Airways ha dismesso quasi tutti i voli nazionali ed è basata solo a Londra, cure draconiane hanno coinvolto tutte le major e tutti i principali vettori nazionali nell’Europa Occidentale, seguendo percorsi più o meno traumatici.
    In Italia si fatica a mettere a fuoco la realtà e ci si illude di poter “tirare a campare”, quindi le politiche sono miopi, di corto respiro ed in definitiva inadeguate.
    Il risultato è non riuscire più a raggiungere neanche gli obbiettivi assistenzialisti che si auspica.
    Il fallimento di queste politiche è totale.
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